La violenza negli stadi

Rivera

Il 2 febbraio l’Italia intera ha assistito ad uno degli episodi più drammatici per lo sport italiano. E non parliamo di sconfitte sul campo o di risse tra giocatori, ma parliamo di una vita umana che è stata strappata ad un uomo di soli 38 anni che stava solo facendo il suo lavoro.

Tutto è cominciato la sera del due: alle h. 18 era prevista la partita Catania-Palermo, valida per la terza giornata di ritorno della serie A: era un venerdì, cosa insolita per la massima serie del campionato di calcio italiano ma la Lega Calcio aveva deciso così perché il sabato sarebbero cominciati i festeggiamenti per Sant’Agata, patrona dei catanesi. La gara è finita 2-1 per i Palermitani e allora è cominciato tutto: in verità già durante l’incontro, per il lancio di un fumogeno, la partita era stata…

…sospesa per mezz’ora circa ma questo non lasciava immaginare nulla di quanto sarebbe accaduto più tardi.

Dopo la fine della partita infatti, numerosi ultras catanesi hanno letteralmente distrutto i bagni dello stadio Massimino di Catania portandosi dietro water e lavandini che sarebbero serviti come arma contro i poliziotti che facevano solo il loro lavoro, cioè assicurare ai VERI tifosi un’uscita tranquilla dallo stadio e impedire ai FINTI tifosi delinquenti di rovinare una giornata tranquilla. Filippo Raciti era seduto nella macchina e stava controllando la situazione dalla sua postazione quando, ad un certo punto, una bomba carta gli è stata lanciata contro: ha retto per mezz’ora poi non ce l’ ha fatta. L’autopsia dirà in seguito che la morte non è stata causata dalla bomba, ma da un forte colpo ricevuto durante gli scontri (prima che tornasse in macchina), che gli ha spappolato il fegato e provocato la mortale emorragia interna.

Il mondo politico e sportivo italiano si sono detti d’accordo a fermare tutto anche perché, già la settimana prima, in Calabria, un dirigente di una squadra che milita nella categoria Dilettanti era morto in una rissa tra giocatori in cui era intervenuto per calmare gli animi. E allora giù con la linea dura: chiusura degli stadi non in regola e partite a porte chiuse, il divieto per il tifo organizzato delle squadre che vanno in trasferta di andare allo stadio, obbligo per le società non in regola di dotare gli impianti di tornelli, telecamere, lettori a fibra ottica per i tagliandi e gli abbonamenti.

Per ora sembra che tutto stia andando bene, non ci sono stati problemi ma sembra che la linea dura si stia trasformando in una linea di pasta-frolla…in una settimana hanno avuto il permesso di riaprire ben dodici stadi: che si siano già messi in regola quando mancava loro tutta l’attrezzatura necessaria? E pensare che minacciavano il Sant’Elia solo perché al posto delle fibre ottiche c’erano due steward che controllavano a mano tutti i biglietti e gli abbonamenti con i rispettivi documenti per verificare l’identità….più sicuro di così! Speriamo solo che questi episodi non si verifichino più perché, se così fosse, allora si creerebbe un precedente che potrebbe pregiudicare la posizione dell’Italia in campo mondiale in maniera notevole e per molto, molto tempo.

:: Alexandra Atzori | scrivi all’autore

1 Risposta a “La violenza negli stadi”


  1. 1 giovanni 15 Marzo 2009 alle 12:22 pm

    io credo ke sia axolutamente inconcepibile una cosa del genere… bah saranno poi punti di vista diversi.. ke dire!!


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