Mondo droga

Cagliari: dati allarmanti per i consumo di stupefacenti tra i giovani

cocaina

Li puoi trovare all’entrata delle scuole, in qualche bar cittadino dove ci si da ritrovo, in una piazzetta “stuggiata” (nascosta dai volti indiscreti), in casa di amici; fatto sta che gli spinelli, le canne o i porri a voi il nome che meglio li rappresenta sono una realtà costante nella vita sociale dei più giovani. Si sapeva che il problema della droga era uno dei più gravi e complessi tra i adolescenti delle nuove generazioni, ma i dati della nostra inchiesta hanno fornito un quadro ancor più preoccupante di quanto ci si potesse immaginare.

Condotta su un campione di 100 ragazzi dai 14 anni in su cercando di avere dei dati il più possibile omogenei per ogni fascia di età e tra un sesso e l’altro, la nostra inchiesta ha voluto fare…

…un giro d’orizzonte ravvicinato e concreto di quella che è realtà di tutti i giorni tra i giovani cagliaritani.

Sottoposti a domande scomode Luca, Paolo Marco ma anche Marta, Cristina, Francesca e così via tanti altri inizialmente sono sembrati scocciati e anzi quasi infastiditi da tanta invadenza ma poi tranquillizzati sull’assoluta riservatezza dell’intervista si sono lasciati andare e ci hanno pa rlato anche quasi divertiti del loro rapporto con le droghe.

Alla prima domanda se avessero mai fatto uso di stupefacenti i ragazzi si sono subito spaccati in due fronti quasi contrapposti: il 55% ha dichiarato di non avere mai avuto rapporti diretti con le varie sostanze mentre il restante 45% ossia quasi la metà del campione a risposto affermativamente.Al passaggio successivo su cosa avessero provato vi è stata un’ulteriore frammentazione nelle risposte. Il 35% ha dichiarato di aver provato derivati dalla cannabis, il 12% ha affermato di aver fatto uso di cocaina mentre un altro esiguo ma ad ogni modo inquietante 4% si è spinto addirittura oltre arrivando a eroina, pasticche e acidi vari.

Individuare l’età al quale si determina il primo contatto con gli stupefacenti è uno degli elementi fondamenti quando si cerca di elaborare un efficace sistema di prevenzione, a maggior ragione quando quasi un ragazzo su dieci dichiara l’assunzione di stupefacenti già prima del compimento del 14esimo anno di età. Il dato forse più allarmante si registra però al quarto quesito, posti dinanzi ad un “Fai uso abitualmente di stupefacenti?” i giovani sono sembrati diffidenti e titubanti a dare una risposta così diretta, tuttavia analizzando i dati ciò che emerge è che il 30%, quasi un ragazzo su tre, fa un uso significante se non addirittura quasi giornaliero di droghe.

Qualunque sia la chiave di lettura che si può liberamente dare è oggettivo il dato che vi è un profondo malessere sociale, ma vi è anche e soprattutto una sottovalutazione del problema, dovuta a una colpevole ed inefficace scarsa prevenzione che porta i ragazzi di oggi a considerare lo spinello come un qualcosa di equiparabile alla sigaretta. Spingersi oltre diviene solo la diretta conseguenza per coloro i quali la canna diventa non più sufficiente.

La repressione può essere una delle vie da seguire ma se lo si chiede a loro, i diretti interessati, non viene vista assolutamente di buon occhio; nessun favorevole, solo un 22% di possibilisti. D’altronde non potrebbe essere altrimenti visto che il messaggio lanciato dalla società nel suo complesso non è certamente incoraggiante ed educativo; casi di consumo di droga nel mondo dello spettacolo, dell’alta borghesia, dello sport ed D’altronde non potrebbe essere altrimeaddirittura della politica sono da tempo all’ordine del giorno. Ciò non rappresenta, come superficialmente si sarebbe portati a pensare, un eccezione ma anzi offre uno spaccato significativo della realtà del nostro paese a tutti i livelli sociali partendo dai meno abbienti alle classi medie sino ai più ricchi.

E’ dunque necessario cercare di proporre un nuovo approccio al problema che può anche prescinder da tesi radicali (a mio avviso erroneamente scartate a priori) quali la liberalizzazione delle droghe leggere, come da modello olandese o in parte spagnolo, ma che accolga istanze quali un maggior diretto coinvolgimento dei ragazzi. Bisogna parlare con loro, valutare le loro situazioni e i loro comportamenti, in un a parola capirli. Solo così si potrà esser visti ai loro occhi non solo come un persecutore con il quale scontrarsi frontalmente ma come un possibile punto di riferimento on cui comprendere l’origine del problema e possibilmente tentar di risolverlo.

:: Leonardo di Paese | scrivi all’autore

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